| Intro | Pittrice italiana |
| Was | Painter |
| From | Italy |
| Type | Arts |
| Gender | female |
| Birth | 2 December 1891, Cava de’ Tirreni |
| Death |
5 October 1959, Cava de’ Tirreni (aged 67 years) |
Pia Galise (Cava de’ Tirreni, 2 dicembre 1891 – Cava de’ Tirreni, 5 ottobre 1959) è stata una pittrice italiana.
Biografia
Pia Galise è figlia di Gennaro, celebre avvocato cavese, e Angelina Stasio; ultima di cinque figli, gli altri sono Enrichetta, Maria, Ermelinda, Domenico.
L’istruzione dei fratelli Galise è affidata a precettori casalinghi, appositamente chiamati dal padre; tuttavia Pia si avvicina alla pittura frequentando la bottega di Raffaele Apicella, famoso pittore locale, che la porta con sé per studiare sia a Napoli che a Roma.
Sin da piccola, Pia si dedica all’arte insieme al fratello Domenico, che influenzerà notevolmente il suo percorso artistico. Il giovane Domenico infatti più volte rifiutò la carriera di avvocato a cui era stato avviato dal padre, preferendo una vita più libera dedita alla poesia, alla letteratura, all’arte e alla fotografia.
Costretta ad agire alle spalle del padre, che avrebbe voluto le sue figlie dedite ai lavori domestici o all’abito monacale, Pia nei primi anni del Novecento diventa allieva di Paolo Vetri, da cui impara la maggior parte delle tecniche che poi utilizzerà nelle sue opere; successivamente Francesco Jerace incentiva la sua entrata nel mondo dell’arte e nel 1920 ne favorisce la partecipazione alla mostra “Grigio-Verdi” di Napoli. La sua carriera prosegue tra alti e bassi: nel 1921 viene rifiutata la sua ammissione alla “Prima Esposizione Nazionale Biennale d’Arte di Napoli”, ma Pia continua a dipingere e ad avere un notevole successo; nel 1923 la Galise partecipa alla mostra della “Fiamma” a Roma.
Nel 1925 partecipa alla mostra del “Palazzo dell’Edilizia” alla via Lungomare a Salerno, dove presenta dei pastelli.
Riesce ben presto ad entrare anche in territorio calabrese, grazie all’aiuto di Alfonso Frangipane che la inserisce nella “Biennale Calabrese”, garantendo la vendita di alcune opere.
Nel 1948 alcuni suoi quadri sono esposti alla “Prima Annuale Nazionale d’Arte”, una vera e propria occasione di confronto e di incontro fra artisti di diverse generazioni e di diversa provenienza culturale e geografica, da Carrà a de Chirico,da Vera de Veroli a Mario Carotenuto, da Isabella Greco a Olga Napoli, da Guttuso a Pasquale Avallone.
La morte del fratello Domenico nel 1927 segnerà notevolmente Pia e l’intera famiglia: il padre perde definitivamente la speranza di far ereditare la toga e Pia rinuncia al suo posto nel circolo artistico salernitano “Gaetano Esposito”. In seguito a quest’evento, Gennaro Galise dà l’approvazione al matrimonio tra Pia e Paolo Santacroce, compagno della pittrice da svariati anni, il quale non aveva riscosso successo con l’avvocato Galise a causa del precedente matrimonio inopportuno tra la prima figlia Enrichetta e il padre di Paolo Santacroce, rimasto vedovo.
Il fidanzamento segreto tra Pia e Paolo era avvenuto con scambi di lettere e disegni scritti su un album che si sposta di palazzo in palazzo, grazie alla collaborazione delle domestiche. Dopo il matrimonio, Pia e Paolo vanno a vivere a Cava, ma con il terremoto del 1930 la loro casa viene distrutta e sono costretti a spostarsi più volte, fino alla definitiva collocazione nella casa del barone De Marinis, nel palazzo dei Galise.
Nel 1930 Pia partorisce un bambino morto e cinque anni dopo le morirà una bambina di soli sei mesi; riesce poi nel 1931 ad avere il primo figlio, al quale seguono altri due: Elvira, Domenico e Clara. Nel 1936 moriranno i genitori, che non avevano mai superato la scomparsa del figlio Domenico.
Dal 1929 in poi Pia Galise non dipingerà più per il pubblico, ma solo per se stessa soprattutto nei lunghi soggiorni a Ischia, Pozzuoli e Amalfi.
Dopo una prima operazione chirurgica, Pia nel 1959 muore di un male incurabile.
Caratteristiche artistiche
Nella sua ricerca creativa, Pia prende esempio da una varietà di spunti, sia del contesto salernitano che dell’ambiente secessionista napoletano. È una pittura composta ed equilibrata, dal carattere intimistico, che si sofferma sui luoghi e sulle persone a lei cari. Suo maestro principale fu il pittore Luca Albino, di cui abbiamo una foto che li ritrae sulla spiaggia di Maiori. La collaborazione tra i due artisti è testimoniata in alcune opere, dal 1936 al 1940, quali Ritratto di bambina, Marine di Ischia e Marina di Maiori.
L’artista predilige il genere del ritratto, a cui l’aveva avviata Paolo Vetri, cambiando mano mano il suo stile, partendo dagli esempi dei suoi maestri e discostandosi solo dopo il suo ritorno da Roma. All’interno dei suoi quaderni vediamo annotati appunti delle lezioni apprese dal suo maestro, notando dunque i riferimenti al pittore. La sua pittura risente dell’influenza della corrente artistica Novecento, nata negli anni ’20 del secolo, che coglie l’importanza delle emozioni nelle opere d’arte. Infatti, le sue opere ritrattistiche si soffermano soprattutto su donne e bambini, vecchi e soldati di ritorno dalla guerra, i quali sono soggetti intimi e personali.
La Galise ci restituisce, fra l’altro, l’immagine del paesaggio di Cava de’Tirreni del primo ventennio del Novecento, ma con uno sguardo e una sensibilità sempre rivolte ai grandi movimenti europei, che imprimeranno caratteristiche peculiari e nuove prospettive all’arte del territorio campano. In questa congerie culturale, Pia mostra un’attenzione particolare verso i profughi della Prima Guerra Mondiale, che spesso ritroviamo nei suoi dipinti.
La mostra personale “Pia Galise da Cava de’ Tirreni: una pittrice agli albori del Novecento”, tenutasi presso la Pinacoteca provinciale di Salerno, è stata segnalata nell’ambito delle iniziative nazionali della XVIII edizione delle Giornate FAI di Primavera.
Pia Galise partecipa alla corrente artistica che caratterizza la scuola campana di inizio Novecento, insieme ad altri artisti come Olga Schiavo, Maria Bertolani, Elvira Martinez y Cabrera, Antonietta Casella Beraglia, Pasquale e Mario Avallone, Clemente Tafuri di cui abbiamo numerose testimonianze coeve e studi contemporanei. Questi artisti evidenziano, nelle tematiche affrontate, un interesse sempre più vivo per i vari aspetti della vita quotidiana, fornendoci la visione di un modo perduto, la cui descrizione ha anche un interesse documentario:spontaneità, aderenza alla realtà attraverso una vivida visione coloristica sono solo due delle caratteristiche che segnano questa corrente artistica.
Opere
- Autoritratto, disegno a matita, 1924 c.
- Ritratto del padre, disegno a matita.
- Prigioniero di guerra ungherese, disegno a matita, 1914.
- Studio, disegno a matita.
- Due studi per Severina, disegno a matita.
- Bimbo con animale e fiore, disegno a matita, 1925.
- Caricatura di due cugine, disegno a china.
- Ritratto di Manuela.
- Marine di Ischia, 1938 c.
- Ortensie, dipinto ad olio, 1947.
- Ritratto di Elvira, 1952.
- Ritratto di bambina, 1936 c.
- Marina di Maiori, 1940.
Note
Bibliografia
- Matilde Romito, Pia Galise da Cava de’ Tirreni: una pittrice agli albori del Novecento, Salerno, Provincia di Salerno: Assessorato al Patrimonio, Beni Culturali e Cultura, 2012
- Genesis: rivista della Società italiana delle storiche, Volume 4,fascicolo 1-2, Società italiana delle storiche, Viella, 2005
- Rosario Pinto, Artiste in Italia (1800-1950), Istituto grafico editoriale italiano, Napoli, ISBN 978-88-905742-7-6
Voci correlate
- Olga Schiavo
- Antonietta Casella Beraglia
- Olga Napoli
- Elvira Martinez y Cabrera
- Maria Bertolani
- Clemente Tafuri
- Pasquale Avallone
- Cava de’ Tirreni
Collegamenti esterni
- Salerno: presentazione “Pia Galise da Cava de’ Tirreni”