| Intro | Intarsiatore italiano |
| Was |
Artist Painter |
| From | Italy |
| Type | Arts |
| Gender | male |
| Birth | 1487, Lovere, Province of Bergamo, Lombardy, Italy |
| Death |
1534, Bergamo, Province of Bergamo, Lombardy, Italy (aged 47 years) |
Giovan Francesco Capoferri, o Giovanni Francesco Capodiferro (Lovere, 1487 – Bergamo, 1534), è stato un intarsiatore italiano.
Biografia
Figlio di Giovannino e nipote di Giovanni entrambi falegnami, per proseguire nell’attività della famiglia, venne mandato a scuola presso il convento domenicano di Santo Stefano in Bergamo, a prendere lezioni da fra Damiano Zambelli, durante l’esecuzione del coro intarsiato della chiesa dei Padri Predicatori, di Bergamo, distrutta nel 1561 per la formazione delle mura venete, coro dal 1647 nella chiesa di San Bartolomeo.
Nei piccolo museo posto nell’istituto Luogo Pio Colleoni vi è una tarsia realizzata dal Capoferri su disegno del Lotto, questa è probabilmente la prima collaborazione tra i due artisti, raffigura la Creazione di Adamo, la datazione è da considerarsi precedente a altre collaborazioni, in quanto di questa non vi è documentazione contrattuale che obbligasse il committente a riconsegnare il disegno originario, ma ne esiste il pagamento. Considerata la presenza di Don Dazio Colleoni, tra gli amministratori della Fondazione Pio Colleoni e della Fondazione MIA giustificherebbe la presenza della tarsia nel museo.
Nel 1522, per poter ottenere l’incarico della realizzazione delle tarsie del coro della basilica di Santa Maria Maggiore da parte del consorzio della Misericordia Maggiore di Bergamo, propose un suo lavoro: un quadretto intarsiato raffigurante l’Annunciazione, eseguito a quattro mani con il pittore Lorenzo Lotto, a cui era tanto piaciuto quell’intarsio che ne aveva rifinito i particolari. Il 23 ottobre del medesimo anno, gli venne affidato l’incarico dei lavori, su progetto architettonico di Bernardo Zenale, l’incarico di assistente falegname a Giovanni Belli di Ponteranica, e i disegni successivamente assegnati al Lotto.
Il quadretto dell’Annunciazione, venne poi inserito nel bancale del celebrante, lasciando però fra Damiano umiliato di questa scelta, serve considerare che i tre artisti si conoscevano molto bene, avendo lavorato nel monastero di Santo Stefano nel medesimo periodo, gli intarsiatori per le tarsi del coro, mentre il Lotto dipingeva la pala Pala Martinengo. Questa incomprensione porterà il Lotto a tornare a Venezia dopo un lungo periodo a Bergamo, e da quella città mandare i disegni per poter realizzare le tarsie, mentre fra Damiano nel 1526 venne invitato a Bologna dove eseguì le tarsie della Basilica di San Domenico.
L’unione dei due artisti, il Lotto e il Capoferri, porterà le opere eseguite con intarsi lignei, ad una evoluzione, in una epoca dove la staticità degli elementi d’intarsio con la raffigurazione di opere geometriche era ormai stanca, proprio il lavoro dell’Annunciazione con il suo avvicinarsi all’arte pittorica iniziò una nuova visione del’intarsio stesso.
Per l’esecuzione di questa opera, il Capoferri si recò, o venne invitato a recarsi, data la sua giovanissima età, a visitare parecchie città del nord Italia, prendendo visione di lavori ad intarsio, si recò spesse volte a Venezia per acquistare i legni adatti alla realizzazione delle tarsie, e nominò suo fidato intagliatore Angelo Ferri di Romanengo.
Il Capoferri eseguì e riprodusse con scrupolosa fedeltà i disegni del Lotto sia per le tessere delle tarsie, che per i relativi coperchi, in una di questa l’ebanista immortalò il suo volto e quello del pittore. Morì a soli 37 anni di ritorno da uno dei suoi viaggi a Venezia, proseguirono i suoi lavori i figli Antonio e Giovanni Donato detto Zinino e ill fratellastro Giovan Pietro Capoferri.
Le tarsie opera del Capoferri, con i colori originali dei suoi legni, non sono più oggi visibili, gli intarsi si sono scuriti e ombrati, questo grande lavoro di unire intarsio e pittura ebbe presto fine in quanto ritenuta una tecnica troppo complessa e laboriosa.
Opere
tra le tarsie a cui ha dedicato la sua intera vita ricordiamo le più testimonianti il rinascimento della tarsia libera dagli schemi pionieristica del tempo:
- La sommersione del Faraone(1529-30),
- Giuditta e Oloferne (1527-30),
- la morte di Abele (1524)
- l’Arca di Noè ( 1525),
- l’ebrezza di Noè (1524),
- Giona (1528-30)
Note
Bibliografia
- Mauro Zanchi, La Bibbia secondo Lorenzo Lotto. Il coro ligneo della Basilica di Bergamo intarsiato da Capoferri, Bergamo 2003 e 2006.
- Francesca Cortesi Bosco, Il coro intarsiato di Lotto e Capoferri per Santa Maria Maggiore in Bergamo, Amilcare Pizzi per il Credito Bergamasco, Milano 1987
Voci correlate
- Basilica di Santa Maria Maggiore (Bergamo)
- Tarsie del coro di Santa Maria Maggiore di Bergamo
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