Cyrus of Alexandria’s biography, fact, career, awards, net worth and life story

Intro Egyptian physician and missionary
A.K.A. Saint Cyrus
Is Physician
Missionary
From Egypt
Type Healthcare
Gender male
Birth

201, Alexandria

Death

Canopus

Ciro di Alessandria (Alessandria d’Egitto, III secolo – Canopo, 303 circa) fu martire in Egitto nel IV secolo ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Biografia

Origini ed esercizio dell’arte medica

Le scarse e frammentarie notizie biografiche che ci restano su San Ciro, sono a noi pervenute per tradizione orale, soprattutto grazie a una “passio” del VII secolo, attribuita al patriarca di Gerusalemme san Sofronio, autore degli Atti dei santi martiri alessandrini Ciro e Giovanni. Ciro nacque da famiglia cristiana intorno all’anno 250 ad Alessandria d’Egitto, e studiò medicina nella sua città. Qui aveva sede una celebre scuola di medicina, dove aveva studiato anche il famoso Claudio Galeno. Divenuto medico in quella scuola, Ciro aprì nel rione Doryzim un ambulatorio con laboratorio. Sofronio racconta che Ciro era un medico valente, rifulse per la dottrina, ed eccelse in maniera particolare per la santità della vita, umile e dedita alla carità. Somministrava cure gratuite ai poveri e indigenti, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “anàrgiro”(dal greco anargyros, senza denaro), e incitava i malati a trovare conforto nella fede e nella preghiera. Ridonava la salute tanto ai corpi quanto alle anime e convertì molti pagani al cristianesimo. Sofronio dice espressamente:

« Allorché intanto visitava gli infermi, mettendo in non cale i precetti di Galeno, d’Ippocrate, e di altri autori consimili, che li adattava in secondo luogo, prendeva dai nostri fonti mille sentimenti dei Profeti, e dei Padri, i quali univa, e tosto con una maniera tutta divina chiamando gli ammalati dolcemente al dovere, non solo ai loro corpi, ma alle loro anime ancora apprestasse l’analoga medicina […] Ne avveniva, che lo spirito di molti, amanti della vera pietà, rimaneva confermato nell’amore della verità, e da non pochi infedeli abbominavansi gli errori dei Greci, che dominavano ovunque sotto l’impero di Diocleziano »

La scelta del deserto

Nel 299 i medici alessandrini, accusati di magia e stregoneria, divennero bersaglio di una violenta sommossa popolare e, poiché gravava su di essi il sospetto di cospirare contro l’impero, l’imperatore Diocleziano decise di perseguitare chiunque svolgesse attività “curative” senza autorizzazione, senza distinguere tra medici e maghi. Le autorità imperiali non risparmiarono neppure i trattati di scienza medica contenuti in migliaia di rotoli di pergamene, che vennero incendiati e distrutti. La datazione corrispondente al tempo di Diocleziano è l’unico dato cronologico offerto dalle fonti su San Ciro. Egli visse perciò nella seconda metà del III secolo, giungendo fino al 303, anno della grande e ultima persecuzione scatenata da Galerio e Diocleziano. Sofronio riporta anche il nome del prefetto di Alessandria a quel tempo, Siriano, che in ottemperanza ai dettami dell’imperatore, perseguitò tutti i medici dell’Egitto, e venuto a conoscenza delle azioni del Santo, comandò che fosse subito arrestato. Ciro venne quindi perseguitato in un primo momento, non tanto come cristiano, ma come medico.

Per evitare la persecuzione San Ciro decise di ritirarsi in Arabia Petrea, presso la piccola oasi di Ceutzo. Questa fuga da Alessandria segnò una nuova tappa nella vita del medico cristiano. La tumultuosa metropoli egiziana, caduta nella degradazione morale e nella corruzione della stessa classe dei medici, non riuscì a intaccare la sua morigeratezza. Egli si appartò dal mondo e si dedicò ad una vita anacoretica di preghiera e penitenza, cambiando anche il suo modo di essere medico. Smise di esercitare la professione ma non rinunciò ad aiutare il prossimo, non servendosi più di erbe e medicinali, ma affidandosi alla preghiera e all’insegnamento delle persone che lo raggiungevano. Sofronio infatti dice:

« Mutò ancora il sistema di medicare. Imperrocchè Ciro da quell’ora non era più tenuto qual medico, né lo era col fatto, ma piuttosto qual operatore di miracoli »

San Ciro fu guida spirituale di molti eremiti, tra questi il legionario Giovanni, nativo della città di Edessa (oggi Urfa), in Mesopotamia. I dati biografici su Giovanni sono pochi e incerti, si sa solo che intraprese la carriera militare e che poi fu costretto ad abbandonare l’esercito a causa dell’editto di epurazione, emanato contro i soldati cristiani da Diocleziano nel 298. Egli infatti scelse di rinunciare al titolo e ai privilegi militari per professare la fede cristiana, e raggiunse Ciro a Ceutzo, dove i due condivisero la vita ascetica per quattro anni.

Il martirio

Nel 303 si abbatté sulla Chiesa la persecuzione più violenta e più sanguinosa di tutti i tempi, che dette a quel periodo, durato un triennio, l’appellativo di “era dei santi martiri”. Diocleziano intensificò la persecuzione contro i cristiani, che attraverso l’emanazione di diversi editti, furono destituiti dei loro diritti civili, arrestati, e qualora non abiurassero la propria fede, torturati e condannati a morte. La tremenda persecuzione si estese in Asia Minore, dilagò in Palestina, quindi divampò in Africa. A queste notizie Ciro e Giovanni decisero di lasciare il proprio eremo e di ritornare ad Alessandria per sostenere i fratelli nella fede. San Sofronio fa menzione di tre fanciulle, Teotiste, Teodota ed Eudossia, con la loro madre Atanasia, vedova. Queste, poiché cristiane, da Alessandria erano state incarcerate a Canopo, per essere condannate, qualora non abiurassero la loro fede. Così, dopo quattro anni di vita ascetica, Ciro e Giovanni decisero di fermarsi in questa cittadina per consolare, con la parola e l’esempio di fermezza, la piccola comunità cristiana.

Essi furono scoperti e accusati di insinuare alle donne arrestate il disprezzo per gli dei e il loro culto. Vennero portati presso il prefetto Siriano, il quale comandò che venissero torturati se non avessero ritrattato la fede cattolica. Così, alla presenza delle donne e con lo scopo di intimorirle, essi vennero condannati alla morte più atroce. I supplizi loro inferti furono tra quelli più conosciuti all’epoca: flagelli, chiodi, ustioni con torce ai fianchi, pece bollente, versamento di sale e aceto sulle piaghe. Ma le donne alessandrine, confortate dal loro esempio, rifiutarono di rinunciare alla propria fede e vennero spietatamente trucidate. Subito dopo Ciro e Giovanni, con la decapitazione, subirono l’eroico martirio: era il 31 gennaio del 303.

Culto e traslazione delle reliquie

I corpi dei Santi Ciro e Giovanni vennero riposti nel tempio di San Marco ad Alessandria, dove rimasero fino all’inizio del V secolo. Successivamente il patriarca alessandrino San Teofilo, con lo scopo di perpetuare il ricordo dei martiri e sradicare il culto degli dei pagani, aveva iniziato a far costruire a Canòpo un tempio dedicato agli Apostoli, dove trasferire i corpi di Ciro e Giovanni. Tale progetto venne portato a compimento dal suo successore San Cirillo e la traslazione delle reliquie a Menouthis (ricco sobborgo di Canòpo) avvenne nel 414. Il santuario acquistò ben presto larga fama, e la notizia di alcune guarigioni avvenute nel tempio di Menouthis richiamarono a Canòpo numerosi pellegrini. La principale pratica devozionale era quella della “incubatio”, ossia di dormire distesi sul pavimento e attendere, durante il sonno, l’apparizione di san Ciro che indicava i rimedi ai loro morbi (analogamente a quanto si faceva nella Grecia antica nei templi dedicati al dio Asclepio). Il testimone principale della vitalità del culto verso i santi martiri fu lo stesso Sofronio, anch’egli guarito da un’oftalmia a seguito di un sogno. Egli stilò anche una raccolta di 70 miracoli ivi operati, divisi in sette decadi; di alcuni fu testimone oculare, di altri ebbe notizia dagli stessi miracolati. Con l’invasione araba, verso la metà del VII secolo, il santuario andò in rovina, ma ancora oggi l’intera regione dove si svolsero i miracoli e il martirio del Santo viene chiamata dagli arabi Aboukir, in memoria dell’abate Ciro.

Intorno al X secolo le spoglie dei martiri furono portate a Roma da due monaci, Grimaldo e Arnolfo. Qui la colonia alessandrina di via Portuense eresse e dedicò loro una basilica, tuttora esistente, chiamata Santa Passera. I corpi dei martiri furono riposti nell’ipogeo di questa basilica, dove è incisa anche un’antica epigrafe che recita: “Corpora sancta Cyri renitent hic atque Ioannis/ Quae quondam Romae dedit Alexandria magna” (Qui rifulgono i santi corpi di Ciro e di Giovanni, che un tempo la grande Alessandria diede a Roma). Intorno al XIV secolo, a causa delle frequenti inondazioni del Tevere, le reliquie dei santi martiri vennero trasportate nella Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, dove San Ciro, fin dal secolo VII, era particolarmente venerato.

Successivamente, nel 1600, le reliquie furono traslate a Napoli ad opera del cardinale Francesco Sforza e collocate nella chiesa del Gesù Nuovo. Ciro e Giovanni erano già venerati a Napoli, grazie soprattutto alla presenza di colonie di mercanti alessandrini, da secoli operanti in città, che edificarono anche un tempio in loro onore presso il vico denominato de Alexandrinis. Verso il 1675 giunse al Gesù Nuovo San Francesco De Geronimo, gesuita di origine grottagliese, che svolse per circa 40 anni il suo apostolato missionario a Napoli e in altre regioni del Regno. Egli contribuì a rinvigorire ed estendere il culto dei santi martiri Ciro e Giovanni. Infatti si narra che durante la sua predicazione portasse con sé alcune reliquie in una teca e se ne servisse per benedire gli ammalati. Adoperava inoltre alcuni sacramentali che egli definiva “medicamenti con i quali San Ciro sana i suoi infermi”, e cioè “l’olio della sua lampada; l’acqua benedetta colla sua reliquia; li fiori polverizzati; le sue figure”. Numerose sarebbero state le guarigioni e ciò contribuì a diffondere la devozione di San Ciro presso il popolo napoletano.

Oggi in molte città italiane sono presenti tracce del culto di San Ciro: Portici, dov’è presente la reliquia di una parte del cervello del santo, riposta in una teca nell’altare laterale sinistro della Basilica a lui dedicata, proprio sotto la stupenda statua lignea di San Ciro, Atena Lucana, Sulmona, Cerignola, Castellammare di Stabia, Sora, Frattamaggiore, Acquaviva delle Fonti, Cerreto, Bologna, Novara, Foggia, Avellino, Palermo. Inoltre è patrono di Portici, Vico Equense (insieme a San Giovanni; nella Chiesa dei Santi Ciro e Giovanni sono presenti alcune loro reliquie), Nocera Superiore, Grottaglie e Marineo. In quest’ultima città il culto nacque nel 1665, a seguito della donazione della reliquia del teschio di San Ciro concessa da papa Alessandro VII al marchese Girolamo Pilo. Il 24 giugno 1665 nella chiesa Madre di Marineo fu battezzato Ciro Ficarra, il primo bambino del paese a portare il nome del nuovo santo patrono. Alla fine dello stesso anno ben 24 nuovi nati portavano il nome del medico alessandrino, mentre nell’arco di due anni il nome Ciro fu dato ad oltre cento persone in una popolazione che al tempo contava circa 2.300 anime. Oggi il nome Ciro è il più diffuso nella cittadina di 6.650 abitanti. A Grottaglie la devozione verso il santo medico venne introdotta nei primi anni del Settecento dal santo concittadino Francesco De Geronimo. Ad Atena Lucana, di cui San Ciro è il protettore, il culto si sviluppò con particolare vigore a seguito della prodigiosa guarigione avvenuta nel 1863, quando una giovane in fin di vita, Marianna Pessolano, prostratasi dinanzi a una antica statua del Santo, risultò completamente ristabilita. Nello stesso anno, il padre della miracolata, Michele Arcangelo, fece costruire per ringraziamento una nuova statua, quella che oggi si porta in processione e di cui una copia è stata offerta ai numerosi devoti particolarmente legati al culto, risiedenti a Montevideo (Uruguay), nel 2003. Il 19 maggio 2013, in occasione del 150º anniversario dell’evento, la chiesa ove si venera San Ciro ad Atena Lucana è stata elevata dal Vescovo di Teggiano-Policastro, Mons. Antonio De Luca, a Santuario Diocesano.

La festa liturgica ricorre il 31 gennaio.

Note

Bibliografia

  • N. Benanti, C.Guastella, Il cammino di San Ciro, Marineo 2009
  • P. De Amicis, San Ciro medico, eremita e martire, celeste patrono della città di Grottaglie, GRAFISCHENA, Fasano 1987
  • F. Paternò, Vita e miracoli di san Ciro Medico, Romito e Martire, Napoli 1707
  • R. Quaranta, S. Ciro a Grottaglie, storia, culto e tradizione, TIEMME, Manduria 1988
  • S. Raia, San Ciro Medico, Eremita e Martire. Vita, culto, miracoli, Napoli 1902

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She has produced and directed two music videos – “Kings & Queens” (2016) by Mina Tobias (her daughter) and “Spoken” (2017) by Sly Beetz (her son) – and she directed the 2020 “Riverdale” episode “Chapter Seventy-Six: Killing Mr. Honey.” Amick earned a “Soap Opera Digest” Award nomination for Outstanding Supporting Actress: Prime Time for “Twin Peaks” in 1991, and she received a Best Actress Saturn Award nomination from the Academy of Science Fiction, Fantasy & Horror Films for “Dream Lover” in 1995.Early Life: Mädchen Amick was born Mädchen Elaina Amick on December 12, 1970, in Sparks, Nevada. Her mother, Judy, managed a medical office, and her father, Bill, was a musician. Amick’s parents, who are both of partial German descent, wanted an unusual name for their daughter, and “Mädchen” is German for “girl.” During her youth, Amick took dance lessons and learned to play several musical instruments. She attended Robert McQueen High School, but she dropped out in 1987 to pursue an acting and modeling career in Los Angeles at age 16.Career: Mädchen made her television debut in a 1988 episode of the soap opera “Days of Our Lives,” then she guest-starred on “Star Trek: The Next Generation” (1989) and appeared in the TV movies “Baywatch: Panic at Malibu Pier” (1989) and “I’m Dangerous Tonight” (1990) and the film “The Boyfriend School” (1990). Her big break came when director David Lynch cast her as waitress Shelly Johnson on the ABC series “Twin Peaks.” Amick appeared in all 30 episodes of the series, and she reprised her role in the 1992 prequel film “Twin Peaks: Fire Walk with Me” and the 2017 Showtime revival (sometimes called “Twin Peaks: The Return”). Mädchen appeared in the 1991 film “The Borrower” and played Tanya Robertson in the 1992 Stephen King movie “Sleepwalkers,” then she co-starred with James Spader in 1993’s “Dream Lover” and with Dana Carvey, Jon Lovitz, and Nicolas Cage in 1994’s “Trapped in Paradise.” From 1995 to 1996, Amick starred as Carrie Fairchild on the CBS series “Central Park West,” and she played Ariel on the ABC “Fantasy Island” reboot from 1998 to 1999. Around this time, she also appeared in the films “French Exit” (1995) and “Bombshell” (1997) and guest-starred on three episodes of “Dawson’s Creek” (1999).In the early 2000s, Mädchen appeared in the films “The List” (2000), “Italian Ties” (2001), “Scenes of the Crime” (2001), and “Global Effect” (2002), the TV movies “Hangman” (2001) and “The Rats” (2002), and the television series “Gilmore Girls” (2002–2003), “Queens Supreme” (2003), “Wild Card” (2003), and “Ed” (2003). From 2004 to 2005, she played Wendall Meade on 10 episodes of the NBC medical drama “ER,” and she starred on Freddie Prinze Jr.’s ABC sitcom “Freddie” from 2005 to 2006. Amick guest-starred on “Jake in Progress” (2005), the “Friends” spinoff “Joey” (2005), “Law & Order” (2006), and “Kidnapped” (2006–2007), and she played Natalie Holden on the short-lived CBS musical mystery drama “Viva Laughlin” in 2007. She appeared in the 2005 television film “Lies and Deception” and the 2007 documentary “A Slice of Lynch,” and in 2008, she played Duchess Catherine Beaton on four episodes of “Gossip Girl” and Janie Jones on five episodes of “Californication.” Mädchen co-starred with Christian Slater on the 2008 NBC drama “My Own Worst Enemy” and had a recurring role as Danielle Marchetti on “Damages” in 2010. She guest-starred on “CSI: NY” (2010), “White Collar” (2011), “Psych” (2012), “Beauty & the Beast” (2012), “In Plain Sight” (2012),  and “Mad Men” (2012), and she appeared in the 2011 post-apocalyptic vampire film “Priest.”From 2013 to 2014, Amick guest-starred on three episodes of “Longmire” and played witch Wendy Beauchamp on the Lifetime series “Witches of East End,” which was based on a Melissa de la Cruz novel of the same name. She appeared in three episodes of “American Horror Story: Hotel” in 2015, and she guest-starred on “Second Chance” (2016) and “Love” (2016–2017) and starred in the short film “Grannie” (2017). Since 2017, Mädchen has played Alice Smith, the mother of Betty Cooper, on “Riverdale,” which features the characters of Archie Comics. Her character was known as Alice Cooper at the beginning of the series, but she wisely went back to her maiden name after discovering that her husband was a serial killer. Amick showed off her vocal talents in the episode “Chapter Thirty-One: A Night to Remember,” in which Alice was cast as Margaret White in Riverdale High’s ill-fated production of “Carrie the Musical,” and she sang again in the “Hedwig and the Angry Inch”-inspired episode “Chapter Seventy-Four: Wicked Little Town.”Personal Life: Mädchen married David Alexis on December 16, 1995. The couple welcomed son Sylvester on July 5, 1992, and daughter Mina on September 2, 1993. Mina is a musician, and in 2018, she released the single “Freedom” with an accompanying music video that pays homage to “Twin Peaks.” In 2018, Amick was honored at the Fourth Annual Television Industry Advocacy Awards for her work with The National Alliance on Mental Illness of New York City, an organization dedicated to helping “individuals and families affected by mental illness build better lives through education, support and advocacy.”
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